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Nuova Legge Regionale per la Cooperazione Sociale: la Toscana si riprende il ruolo di ‘faro’ delle politiche di welfare e delle politiche attive del lavoro

Nuova Legge Regionale per la Cooperazione Sociale: la Toscana si riprende il ruolo di ‘faro’ delle politiche di welfare e delle politiche attive del lavoro

Con la nuova legge per la cooperazione sociale  - spiega Alberto Grilli (in foto, il terzo partendo da destra) Presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Toscana -  la Toscana è la prima Regione d'Italia, che traduce nella vita dei suoi cittadini le innovazioni introdotte dalla Riforma del Terzo settore, mettendo in campo delle risposte sia sul versante della cooperazione di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, le cosiddette cooperative di tipo “B”, sia sul versante della cooperazione sociale finalizzata alla gestione di servizi socio-sanitari assistenziali ed educativi”.

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Tags: Welfare,   cooperazione sociale,   sociale,   Regione Toscana,   legge regionale,   tutela,   politiche,   riforma Terzo Settore,   soggetti svantaggiati,   promozione

Il 24 ottobre u.s. è stata approvata in Consiglio Regionale della Toscana la PdLR n. 261/2018 recante "Norme per la cooperazione sociale in Toscana" presentata dall’Assessore Stefania Saccardi ed approvata dalla Giunta regionale del 13.03.2018.

Martedì, 6 novembre alle 12.15, nell'Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana, l’Assessore regionale alla SaluteStefania Saccardi e il Presidente della Terza Commissione CRT Stefano Scaramelli hanno presentato, insieme con le tre Centrali Cooperative – Settore Sociale, la nuova legge regionale che disciplina i rapporti delle cooperative sociali con gli enti pubblici e che supera ed abroga la LR 87/1997.

Le Centrali Cooperative – Settore Sociale, dopo aver ringraziato nel marzo scorso l'Assessore Saccardi ed il suo staff, che ha gestito un percorso di riforma che non era facile avviare e che, soprattutto, era atteso da molto tempo dal mondo della cooperazione sociale (sono, infatti, ormai trascorsi 20 anni dall’emanazione della LR 87/1997), testimoniano ora tutto il loro apprezzamento per l’operato della Terza Commissione “Sanità e politiche sociali” del Consiglio Regionale della Toscana e del suo Presidente Stefano Scaramelli che hanno contribuito a licenziare una nuova norma che valorizza appieno il ruolo delle cooperative sociali.

Con questa revisione normativa la Regione Toscana si riprende quel ruolo di “faro” delle politiche sociali che aveva avuto fino alla fine degli anni ’90 (anticipando anche norme nazionali come la L.328/2000 con la LR 72/1997 sull’assistenza sociale) e che aveva un pò smarrito nel corso dei primi anni duemila.

In questa nuova legge la Regione Toscana, prima in Italia, si sforza di introdurre tutto ciò che di buono può conseguire dalla Riforma del Terzo settore, mettendo in campo delle risposte sia sul versante della cooperazione di inserimento lavorativo di persone svantaggiate (cooperative di tipo “B”) sia sul versante della cooperazione sociale finalizzata alla gestione di servizi socio-sanitari assistenziali ed educativi (cooperative di tipo “A”).

Una nuova legge regionale serviva anche per determinare buone prassi e venire incontro a tante amministrazioni, soprattutto quelle piccole, come tiene a precisare anche Alberto Grilli, Presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Toscanapresentano (nella galleria sotto in primo piano), che presentano difficoltà nel recepire il Codice degli appalti con tutte le sue innovazioni.

“Con la nuova legge per la cooperazione sociale  - spiega  Grilli -  la Toscana è la prima Regione d'Italia, che traduce nella vita dei suoi cittadini le innovazioni introdotte dalla Riforma del Terzo settore, mettendo in campo delle risposte sia sul versante della cooperazione di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, le cosiddette cooperative di tipo “B”, sia sul versante della cooperazione sociale finalizzata alla gestione di servizi socio-sanitari assistenziali ed educativi”.

“Una realtà cooperativa che oramai rappresenta un pilastro fondamentale della struttura economica e sociale della Toscana  - spiega sempre Grilli -,  potendo contare su ben 317 cooperative sociali che hanno oltre 12mila addetti e un valore di produzione di quasi 500mila euro.

Inoltre, questa nuova legge della Toscana servirà anche per determinare buone prassi e venire incontro a tante amministrazioni, soprattutto quelle piccole, che presentano difficoltà nel recepire il Codice degli appalti con tutte le sue innovazioni”.

“Senza dimenticare - puntualizza il Presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Toscana - che le nuove norme previste dalla Regione ampliano gli strumenti per le cooperative di tipo “B” che, in questi anni di forte crisi economica, hanno costituito uno dei pochi se non l’unico strumento di politiche attive del lavoro, capace di dare risposte non solo ai soggetti svantaggiati classici, ma anche a tutte quelle categorie che rientrano nelle vecchie e nuove povertà, ai soggetti vulnerabili, alle fasce del disagio sociale più o meno conclamato”.

“I numeri parlano chiaro - conclude infine il Presidente Grilliperché in Toscana le cooperative di tipo “B” sono circa 200 e contano quasi 3mila lavoratrici donne e oltre 2mila lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate. E dato che secondo la ricerca della Fondazione Agnelli ogni posto di lavoro per una persona svantaggiate fa risparmiare ai bilanci pubblici in media circa 23mila euro all'anno, ciò significa che solo di costi diretti queste cooperative consegnano ogni anno alle casse pubbliche un beneficio di oltre 46 milioni di euro”.

 

A seguito delle recenti modifiche del Codice degli appalti (2016) e della Riforma del Terzo Settore e dell’Impresa sociale (2017) si è avvertito un profondo bisogno di riforma della LR 87/1997 anche per cogliere appieno le opportunità derivanti da queste norme nazionali.

Gli interventi previsti dalla nuova norma saranno particolarmente apprezzati dalle cooperative di tipo “B” che, in questi anni di forte crisi economica, hanno costituito uno dei pochi se non l’unico strumento di politiche attive del lavoro, capace di dare risposte non solo ai soggetti svantaggiati classici, ma anche a tutte quelle categorie che rientrano nelle vecchie e nuove povertà, ai soggetti vulnerabili, alle fasce del disagio sociale più o meno conclamato. All’interno della nuova legge si è recepita la filosofia del Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2017 tra Regione Toscana/ESTAR e Centrali Cooperative-Settore Sociale e che sta iniziando a dare i primi frutti.

Viene prevista, per legge, una riserva non inferiore al 3% e non superiore all’8% del valore complessivo annuo degli affidamenti sotto soglia relativi a servizi strumentali ad alta intensità di manodopera.

Ed un’ulteriore riserva non inferiore al 3% e non superiore all’8% del valore complessivo annuo degli affidamenti relativi ai servizi strumentali ad alta intensità di manodopera per l’inserimento negli atti di gara della clausola sociale per la tutela dei soggetti svantaggiati.

Nelle procedure di affidamento dei contratti sotto soglia comunitaria si sancisce, poi, un principio particolarmente forte e innovativo: “per l’individuazione degli operatori economici il principio di rotazione degli inviti può essere subordinato all’attuazione della finalità dell’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati.”

In particolare la nuova legge coglie anche le novità della Riforma del Terzo Settore sul versante dell’ampio “catalogo” delle attività che le cooperative sociali di tipo A potranno svolgere in vitrtù dell'art. 2, comma 1, lettere a), b), c), d), l) e p) del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.112 “Revisione della disciplina in materia di impresa sociale …”.

Non solo, la Regione, in attuazione di quanto previsto dall'art. 55 del D.Lgs.n.117/2017 (Riforma del Terzo Settore), ha previsto di favorire il coinvolgimento delle cooperative sociali attraverso gli strumenti della coprogrammazione, della coprogettazione e dell'accreditamento, di dare attuazione, cioè, al principio costituzionale di sussidiarietà.

E la Regione ed i suoi enti dipendenti, le aziende e gli enti del SSR, gli EE.LL. singoli o associati, ferma restando la normativa regionale in materia di accreditamento dei servizi alla persona, potranno istituire regimi di accreditamento ai fini della coprogettazione nell'ambito dei propri ordinamenti e nell'esercizio delle funzioni regolamentari.

Viene confermato, infine, il ruolo importante della Consulta regionale sulla cooperazione sociale che esprimerà pareri e formulerà proposte in materia di cooperazione sociale, seguirà i rapporti tra cooperative sociali e PA, svolgerà un monitoraggio sull'efficacia e la qualità dei servizi.

E’ prevista l’adozione di LINEE GUIDA per l’attuazione della legge, da approvarsi con Deliberazione della Giunta Regionale, anche per supportare gli EE.LL., singoli ed associati.

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